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16-07-2011 processione della Madonna del Carmine a Scalea

Per uno abituato a vedere le ordinarie processioni di Amantea, che si snodano lungo le comode strade cittadine, partecipare a processioni che mantenendo antichi percorsi s'inerpicano lungo i vicoli dei borghi antichi sottoponendo tutti i partecipanti a considerevole sforzo, è una esperienza che amplia la valutazione sul modo che in ogni luogo si vive la religiosità.
Da ripetute esperienze mi sento di riaffermare con nettezza la divaricazione dei comportamenti religiosi.
In alcuni luoghi rimane una antica concezione confermata dai faticosi quanto suggestivi tracciati antichi e dalla partecipazione fattiva espressa con elementi votivi, orpelli, manufatti, ecc. Le confraternite sostengono il peso organizzativo e l'onere del portar le statue.
In altri luoghi, meno inclini alla socialità, contagiati dalle comodità del modernismo, è andata sempre più affermandosi una concezione individualistica anche nella religione, vista come appagamento di un bisogno personale non correlato ai bisogni degli altri. In tali luoghi il percorso è stato gradualmente traslato sulle nuove comode arterie, la partecipazione è passiva, la composizione dei tanti elaborati altarini si è ridotta a pochi semplici tavoli coperti da normale panno, le confraternite hanno un ruolo di esclusiva rappresentanza.
Questa di Scalea certamente conserva tutte le connotazioni che secoli di pratica hanno consolidato, mantenendola superbamente affascinante anche per chi partecipa non sorretto da sentimento religioso.
Veder scendere dal castello un fiume di umanità, organizzato, coordinato, con perfetto sincronismo temporale imposto dal percorso, induce ad un apprezzamento diverso dalle abitudini acquisite.
Ben 80 cinte votive si sono allineate davanti alla statua della madonna; ciò significa non meno di 200 portatori considerando gli opportuni cambi. Innumerevoli fedeli con i cesti del basilico che in questa processione è elemento fondamentale.
Una lunga serie  di altarini elaborati, decorati, fiorati, oserei dire artistici.
I vicoli completamente avviluppati da fiori d'ogni specie, colore, profumo.
Ove ciò non bastasse, nella zona pianeggiante, nei pressi della centralissima piazza Caloprese, una misurata infiorata (non come quelle di Potenzoni e Verbicaro) -che a parte sarà documentata- arricchiva ulteriormente la visione dei colori di questo luogo non a caso colmo di turisti anche in questo depresso luglio 2011 calabrese.
Qui mi fermo cedendo alle immagini che parola alcuna può meglio ragguagliare.
Antonio Cima