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Storia del Carnevale di Amantea

Il Carnevale di Amantea, come la festa del Carnevale in Calabria, ha origini pagane: forse dalla consentita licenza dei Saturnali, da una tradizione storica che si verrà incorporando nel profondo tessuto etnico locale,  forse come inizio del ciclo annuale della vita del lavoro che espelle il male ( si veda il rito della gallina, del maiale, di altri animali uccisi ) e inizia un nuovo stadio ( elezione del re del Carnevale ). Come in tantissime altre località calabresi, il Carnevale di Amantea, fino agli anni sessanta, ha consentito i tratti remoti e antichissimi del vigore etnico delle popolazioni rurali nel rovesciamento dei ruoli tra padroni e servi (tra uomo e donna, servo e re, etc.), nell'esplosione di vitalità e di erotismo.

La comunicazione col corpo è il segno della naturalità elementare su tutte le sue funzioni cicliche creativo - distruttive dalla fagìa dell'eros alla fertilità.  Mattatore, a cavallo degli anni ‘50 – ‘60, del Carnevale di Amantea è stato mastru Tonnuzzu Gagliardi,  ciabattino, che, oltre ad essere animato da un grande entusiasmo organizzativo, era la vera intelligenza delle sferzanti satire che, a piazza Mercato Vecchio, concludevano le sue sfilate di carri allegorici (in quelle occasioni venivano allestiti i diversi traini messi a disposizione dai mulattieri locali).

Prima di mastru Tonnnuzzu il Carnevale viveva soprattutto di farse, satire, scene comiche, improvvisazioni, affidati alla filodrammatica cittadina di cui erano animatori Pietro Morelli, Natuzzo Marinari, Saverino Porzio. Negli anni ’60 le sfilate del martedì grasso, con le maschere della tradizione popolare, erano organizzate dai liceali ( i liceali cominciavano i festeggiamenti il sabato con la loro festa da ballo, organizzata dal circolo studentesco C. Alvaro ), aperta, fino al 1968 da Antonio Rubino in elegantissimi abiti da sposa, e chiuse da un Carnilevari moribondo per il troppo mangiare che scoppierà, a mezzanotte, morto e pianto da Quaraisima.

In questi anni mastro Peppino Brusco e i fratelli Pagliaro, aprono le loro falegnamerie per i primi carri allegorici. Acconto ai numerosissimi giovani falegnami, Brusco e Pagliaro si avvalevano degli artisti locali per la decorazione dei carri. Nando Turrà, Mario Veltri, Aldo Carotenuto, Mario Aloe ed un giovanissimo Totò Sciandra, frequentavano quelle falegnamerie d’arte. Dopo un lungo periodo di decadimento, il Carnevale di Amantea riprende quota e raggiunge dei buoni livelli artistico - organizzativi e buona notorietà in tutta la provincia, grazie all’Amministrazione Comunale ed al Comitato G. Brusco. 

Oggi l’Amministrazione comunale in carica, tenta di recuperare al Carnevale tutte le manifestazioni che hanno dato vita, nel tempo, alle sue più significative e importanti iniziative, unendo cultura e tradizioni: maschere, carri, teatro, tradizioni culinarie, sbandieratori, artisti di strada,  Carnulevaru e  Quaraisima 

Salvatore Sciandra 

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