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Cosi nacque il mito di Mantiella a Terza    di Antonio Cima  14-02-2011

Negli amanteani più avanti con gli anni sentir citare Mantiella a terza suscita sempre, seppur moderato, un impulso d'orgoglio.
Le generazioni più giovani, invece, ignorano questa espressione o la percepiscono con disinteressato distacco.
Ma com'è nato questo "privilegio" che colloca Amantea al terzo posto nel panorama nazionale?
E' un "titolo" che si tramanda a voce e non v'è indicazione chiara e certa sulle origini anche se la più accreditata ipotesi è...ve la racconto.

Si narra che un tal giorno, in un tal luogo, su un tal mezzo di trasporto, viaggiassero tre persone: un amanteano, un napoletano, un romano.
Viaggiando, si sa, dopo aver adempiuto all'obbligo della conversazione d'approccio argomentando il tempo, si passa senza indugiare ai luoghi di origine dei compagni di viaggio.
Capita a volte di doversi cimentare in un mal celato campanilismo.
Nel nostro caso, i tre viaggiatori, considerando le diverse valenze dei luoghi di appartenenza, non ebbero modo di confliggere e si avviò una pacata conversazione.
Nel narrar di casa loro ciascuno dei tre si mostrava accondiscendente sul vanto altrui.
Nel procedere del convivio il discorso scivolò, ahimè, su altre località dello Stivale.
L'intrusione di tali luoghi, come fiammella sul petrolio, accese il sopito orgoglio e divampò il vanto.
Il capitolino, dopo aver ascoltato gli altri narrar di Firenze, Milano, Venezia, intervenne impettito e con tono deciso proferì: "
sì, è tutto vero su Firenze, Milano, Venezia, ma volete dubitare voi sul primato di Roma Caput Mundi
?
Il napoletano e l'amanteano si guardarono tacendo, chinando più volte il capo in avanti e con gesto d'approvazione ammisero: "
si è vero. Roma è certamente la prima".
Trascorsero alcuni minuti a menzionare il Colosseo, il Vaticano, i Fori Imperiali, il Teatro Marcello, la Fontana di Trevi e altre vestigia imperiali.
Prima che il narrare s'acquietasse il napoletano mutò espressione del viso e rafforzando il tono di voce esclamò:"
E' vero, Roma Caput Mundi è certamente la prima, ma Napoli: Vesuvio, Mergellina, il Maschio, il golfo, è la seconda".
Udita l'accorata arringa del napoletano, il romano e l'amanteano si trovarono a ripetere i gesti di consenso poc'anzi manifestati dal napoletano e dall'amanteano.
A quel punto la conversazione si placò e ognuno si conformò al suo posto assestandosi per un dondolato riposo.
Il romano, rilassato alquanto, prese a mirare, fuori dal finestrino, i paesaggi che rapidamente scorrevano.
Il napoletano, soverchiamente appagato, si mise a sfogliare un quotidiano partenopeo.
L'amanteano, scalpitante dentro e con gli occhi arrossati, puntò lo sguardo sul pavimento nello spazio occupato dai piedi del romano che gli stava seduto davanti.
Non passo più di tanto e, nel silenzio che rumoreggiava nell'aria, con il pretesto di uno scorcio simile agli scogli di Coreca che appariva in lontananza, il chiazzitano riaprì il dialogo sui luoghi e dopo un pò esclamo:" E gua! non v'è dubbio che Roma sia la prima -Vaticano, Colosseo, Fori, ecc-, e non v'è dubbio alcuno che Napoli sia la seconda -Vesuvio, Mergellina, il golfo-".
Qui si fermò brevemente, tirò un lungo respiro gonfiando il petto pari ad una zampogna silana, e come un vulcano islandese eruttò: "
ma a Mantiella è la Terza!".
Sgorgando tali parole alzò la mano destra con mignolo e anulare chiusi e con le altre tre dita divaricate e tese come fanno alcuni alti prelati durante la benedizione nei riti solenni.
Cadde nello scompartimento un tacito silenzio, s'incrociarono gli sguardi dei tre e, non necessitando alcun chiarimento, si adagiarono sui sedili e il viaggio continuò nella rassicurante monotonia che sempre sopraggiunge durante i viaggi al cessar degli argomenti.
Da quel giorno non precisato cominciò a diffondersi il mito di Mantiella a Terza che, pur nella consapevolezza di una conquista non faticata, a noi amanteani, piace ascoltare.

E qui potremmo fermarci senza oltre andare.
Tralasciando ogni forma di classifica e di merito, poco importa se Amantea è al terzo posto o al trecentesimo, o al tremillesimo o altre, una morale da questa vicenda bisognerà trarla.
La morale è che l'uomo attraversa la sua esistenza affrontando una scala di valori.
Su ciò deve conformare il suo percorso di vita confrontandosi, partecipando, impegnandosi per se stesso, riconoscendo lo spazio degli altri e, senza far bilanci, quando può, spendersi per il bene comune.