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pervenuto da Albino Curcio e pubblicato il 19-07-2011

ricordo quando, 25 anni fa, andammo in pellegrinaggio a  Medjugorje

 

E’ stato veramente commovente rivedere su Amantea3 le immagini di Medjugorje a distanza di circa venticinque anni dal mio pellegrinaggio effettuato con la stessa Agenzia di Viaggi e con alcune delle persone che hanno avuto l’opportunità oggi  di bissare l’esperienza. Partimmo in quattro su cinque da casa e l’inizio non potrei che definirlo alquanto agitato nel senso negativo del termine.
Avendo un figlio di pochi anni, avevamo deciso di occupare l’ultimo posto del pullman, quello largo quanto la larghezza dello stesso. Ci rendemmo subito conto che fu una scelta terribile a causa di un rumore assordante, che altri non sentivano (almeno quelli seduti nei primi posti) o facevano finta di non sentire per non guastare il clima del pellegrinaggio.
Mentre ci avvicinammo a Paola, aumentava sempre più la tentazione di scendere e di rinunciare all’impresa, non potendo immaginare un viaggio in quelle condizioni fino ad Ancona, e poi tutto il ritorno. Sarà stato per un intervento di san Francesco o direttamente della Madonna, fatto sta che, superata Paola, riuscimmo a superare anche la tragedia iniziale dell’insopportabile rumore.
Il viaggio proseguì tranquillamente, le orecchie si erano adattate a quella strana musica, godemmo pienamente delle tappe intermedie e, dopo l’attraversamento notturno del mare, giungemmo a destinazione. In questa breve narrazione mi piace fare un salto nel tempo: quando il pullman si mosse da Medjugorje per riportarci a casa, sentii un grande desiderio di restare lì, come se una forza mi spingesse a scendere; così mi trovai con lo sguardo fisso a quei luoghi, che avevo sperimentato così familiari pur non avendoli mai visto prima.
Voglia di scendere all’andata, voglia di scendere al ritorno. Ma che differenza! E’ come se le forze del bene e del male si fossero industriate a farci cogliere il vero senso del pellegrinaggio, che non può mai essere ridotto ad una sorta di gita goliardica. Il pellegrinaggio nasce sempre da una situazione interiore d’indurimento, che anela alla liberazione; chi si sente libero ed appagato non veste gli abiti del pellegrino, al più del gitarolo, ma è tutt’altra cosa.
A Medjugorje visitammo quel poco che il borgo ci offriva: La Chiesetta, il Monte delle Apparizioni, la canonica; incontrammo le veggenti Vicka e
Marija. Con la prima pregammo insieme nella sua umile abitazione; a Marija consegnammo il nostro piccolo, perché lo raccomandasse alla Madonna durante l’Apparizione.
Durante i vari tragitti la gente del luogo, spontaneamente, ci offriva da bere del vino già al mattino, ma nessuno manifestò segni di ubriachezza (intenda chi vuole!). Nel fenomeno Medjugorje c’è qualcosa di diverso che lo distingue da tutte le precedenti apparizioni mariane: il numero dei veggenti, i dieci segreti che vengono rivelati non contemporaneamente ai veggenti e in un lasso di tempo del tutto inconsueto (siamo ad una trentina di anni!) e, in particolare, il fatto che sia la Madonna a seguire i veggenti e non viceversa, come a Lourdes o Fatima.
Certo, c’è da rimanere un po’ perplessi da questa operazione mariana alquanto complessa, se solo si pensi alla semplicità della Fanciulla di Nazaret come la conosciamo dai Vangeli di Matteo e Luca e da quelli apocrifi. Ma non sarò certo io a mettere in discussione l’operato della Vergine (ammesso che della Vergine si tratti veramente!).
Mi preme, tuttavia, evidenziare una differenza, forse tutta mia, tra apparizione e visione. L’apparizione è quella che ci è nota da Lourdes e Fatima: è la Madonna che appare, è Lei la protagonista, il luogo dell’apparizione non cambia ed i veggenti, per vederla, devono ivi recarsi. La visione è qualcosa di più strettamente legato ai veggenti, anche se il fenomeno è generato, comunque, dall’Alto; è principalmente qualcosa di interiore, ma anche di esteriore, per cui ha meno importanza il luogo e il tempo.
A me sembra che Medjugorje vada inquadrato come visione, tant’è vero che le veggenti vedono la Madonna ovunque si trovano. La Chiesa ufficiale ha assunto, a riguardo di Medjugorje, un atteggiamento, che paragonerei a quello del personaggio Nicodemo nel Vangelo di Giovanni: costui aveva interesse  verso Gesù, ma gli si avvicinava inizialmente solo di notte, con estrema prudenza; alla fine accettò pienamente Gesù. Sarà così anche per la Chiesa con Medjugorie? Il tempo ce lo dirà, e non pare che debba trascorrerne tanto, se è vero che i dieci segreti saranno rivelati, essendo ancora in vita i veggenti.  Albino Curcio.