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NARDODIPACE (VV)

considerato per anni il più povero comune d'Italia..guardiamo
nel territorio si trovano le famose MAGALITI definite la Stonehenge italiana
Antonio Cima 06-04-2011

Da più di un lustro vado a Nardodipace un paio di volte all'anno per lavoro. Da tempo avevo in mente di mostrare e raccontare questo piccolo paese delle serre vibonesi che s'affacciano sullo Ionio reggino.
Un paese di 1.500 abitanti che per qualche anno è stato considerato il più povero d'Italia.
A questo infausto appellativo ti viene spontaneo associare degrado, disordine, sporcizia.....venite con me.

Appena arrivo, ancor prima di entrare in paese, vedo una lunga fila di case tutte uguali, con struttura essenziale, tutte ricoperte con tegole d'eternit, costruite con fondi pubblici dopo la devastante alluvione del 1951. Se devo essere sincero la prima sensazione è di disagio per la modestia estetica; poi ti assale istintivamente una reazione-riflessione: "ma non potevano fare un pò meglio?".
Altri tempi, altre condizioni. In fondo a tutti è stato garantito un tetto; oggi questi drammi collettivi servono alle varie cricche per mettere le mani su ingenti capitali.
Ritorniamo al paese.
Lascio la macchina e giro a piedi; l'occhio non è stimolato all'ammirazione perchè troppo oppresso dalla monotonia architettonica.
Continuo a camminare.
Noto l'assenza di buche sul selciato, la mancanza di cassonetti..però!
Vado avanti, le strade pulite; guardo in profondità e il colore che prevale è il verde.
Procedo verso il centro del paese; m'accoglie una grande piazza con il Municipio, mi fermo e per un attimo mi smarrisco "siamo in Svizzera o nel paese più povero d'Italia?": alberi, aiuole, prati, muretti di sempreverde, sculture arboree, aree giochi, viali alberati.
Passo davanti alla chiesa immersa nel verde; osservo una statua di Padre Pio nel centro di una ordinata aiuola; uno sguardo alla toponomastica: via De Gasperi, via Campanella (in altri paesi della Calabria capita di vedere via sole e via luna). Continuo a vagare e l'amianto che tutto sovrasta diventa meno opprimente seppur minaccioso.
E qui, come sempre succede, fai il confronto con il posto in cui vivi.
E ti assalgono la mente le nostre infinite buche per strada, i nostri cassonetti che come le statue all'ingresso dei paesi ti accolgono a "braccia" aperte, feci dei nostri cani ovunque, fiori che puoi cercarli solo dal fioraio, il borgo antico completamente abbandonato, e di contro tante lussuose ville con piscine, giardini lussureggianti, area pic-nic.
a Nardodipace povertà privata e decoro pubblico, ad Amantea degrado pubblico e ricchezza privata. 
La sfortuna di subire calamità naturali può essere attenuata dalla fortuna di avere attenti amministratori;
la fortuna di nascere in un posto che la natura e le antiche generazioni hanno fatto bello non basta se ti capita a lungo di essere amministrati con la logica di "vieni panu ca ti 'mmuccu".
Antonio Cima 06-04-2011

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