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 TERRATI frazione di Lago (CS)  (foto feb.2010)

La prima volta che sono passato da Terrati è stato nel 1963; avevo 14 anni, mi recavo a Cosenza con 'u Postalu per una visita alle tonsille nell'Ospedale dell'Annunziata. Andavo da solo vista l'impossibilità di essere accompagnato dai miei genitori legati da altri pressanti  impegni. Non posso non ricordare quel giorno nel quale oltre alla visita fui inaspettatamente ricoverato, operato e collocato in una ampia stanza con tanti bambini accompagnati dai genitori.
Ma ancor più della vicenda sanitaria un altro aspetto che mi lega a quel giorno è l'aver letto durante la fermata a Terrati, su una lapide fissata sulla parete di un edificio, la frase: Popolo di Terrati. La parola popolo non era una parola di uso corrente, in famiglia, nel parentato, con gli amici, a scuola; abitualmente sentivo dire gente, abitanti, cittadini, parole che, pur indicando più persone, mi parevano definire una parte, o più parti, la diversificazione ('a gent'i maru, i cittadini du nord, abitanti da città). Leggendo quel termine Popolo si elevò, pressochè inconsciamente, la percezione un senso di appartenenza indistinta, di tutti, di inclusione, di non discriminazione, di fine comune.
Da allora spesso a quel giorno mi capita di tornare quando sento pronunciare il sostantivo Popolo.
Ciò avveniva sempre da ragazzo alle varette sentendo cantare o popolo mmideo, nelle contestazioni milanesi degli anni '70 cantando ..avanti Popolo.., quando i tifosi vengono definiti popolo bianconero-interista-milanista, e in tante altre occasioni.

 

Nel febbraio 2010 ho passato un pò di giorni a Roma; tutto il possibile ho girato, fotografato. L'ultimo giorno è stato dedicato al centro da Piazza del Popolo, via del Corso, a finire all'Altare della Patria. Da piazza del Popolo, appunto, e il ricordo, come un'onda spinta e gonfiata dal ponente, s'alza e riempie la fontana ai piedi di Trinità de' Monti invadendo via Condotti.
Percorrendo via del Corso decido, appena rientrato ad Amantea, di passare da Terrati a rivedere quella lapide sulla quale rileggere Popolo. Così è stato.
Arrivo a Terrati in un minaccioso pomeriggio; salendo da San Pietro trovo per strada molte micro-frane causate da giorni di violenta pioggia.
Il giorno prima immerso nel Popolo di via del Corso a Roma, il giorno dopo nella inevitabile solitudine della quasi disabitata frazione di Lago.
Ho trascorso un'ora a Terrati  ritrovando la lapide che per la prima volta ho letto interamente. Quei nomi scolpiti sul marmo caduti per una causa d'appartenenza, includente, comune.
Neppure una persona ho visto per le strade, solo tre cani; ma non ero solo: un roteante vento spargeva il rumore dei passi di tanti che adagiati sulle foglie s'alzavano e si abbassavano spinti dalle folate, battendo i piedi, come un popolo che avanza.
Antonio Cima


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