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dal Prof. Miguel Valle da Monaco di Baviera
le motivazioni che spingono verso l'autoflagellazione
 

 

Troppo realismo.
A proposito delle processioni di Nocera Terinese.

Il motivo di questa nota sono le riflessioni che sorgono contemplando il materiale fotografico di amantea3.it sulle processioni di Settimana Santa in Nocera Terinese (CZ), Verbicaro (CS) e Guardia Sanframondi (BN), dove pervivono le tradizioni degli antichi flagellanti.

Le motivazioni pratiche di questi pensieri servano a scusare l'arroganza di riferirsi a questo tema dopo che grandi studiosi lo hanno presentato e analizzato. Per esempio, lo storico e accademico Ernesto Pontieri, nato a Nocera Terinese nel 1896 e morto a Roma nel 1980, scrisse già nel 1921 su "I flagellati di Nocera Terinese“, in Rivista Critica di Cultura Calabrese, I, 2 (1921). Nel 1967 pubblicò "Sopravvivenze pseudo-ascetiche medievali: i 'battenti' di Nocera Terinese“, Palermo.

Nei paesi cattolici e nelle regioni a maggioranza cattolica si realizzano innumerevoli processioni: alcune  attirano molti pellegrini e turisti. Si veda, per esempio, la Settimana Santa (Semana Santa) in Siviglia, o le moltitudinarie processioni nell'America Latina. (Nell'enciclopedia libre / wikipedia c'è un lungo articolo sulla processione del "Signore dei Miracoli",a Lima, che è considerata la maggior processione cattolica del mondo).

Ma siccome -da quanto si vede nei servizi fotografici di amantea3.it- alcune di queste processioni che commemorano la passione di Cristo si realizzano in modo cruento, è inevitabile domandarsi se questo "realismo" sia positivo per la religiosità o piuttosto controproducente, se si tiene conto della sensibilità attuale.

In queste celebrazioni stanno o devono stare in primo piano gli aspetti religiosi (più che sociali e turistici), e in quanto tali toccano una comunità di credenze estesa per tutto il mondo: perciò esprimere la propria opinione su certe pratiche popolari non si può considerare affatto come un'intromissione negli "affari interni" di una comunità.

Certamente ci sono nel mondo problemi molto più importanti di questo, ma siccome si tratta di una ricorrenza religiosa e sociale che si ripete ogni anno, credo non sia inutile esprimere un parere al riguardo: ogni progresso nel mondo si fa anche attraverso piccole e modeste modificazioni o miglioramenti, i quali naturalmente riflettono cambi di gusti e sensibilità, ed eventuali critiche anteriori.

Si può immaginare facilmente qual è la posizione degli agnostici, atei ed indifferenti a riguardo di questa pratica, sebbene queste persone tendano molte volte a astenersi dal parlarne, forse anche per non sembrare intolleranti: "non è affare nostro".

Il convincimento

Mi permetto di estendermi notevolmente in questa nota, in primo luogo perché suppongo che leggeranno questo contributo soprattutto le persone che sono particolarmente interessate al tema, e in secondo termine perché sono convinto che si può ottenere qualcosa soltanto per convincimento, più che "manu militari". Spero che siano proprio le persone che organizzano queste processioni a leggere le mie considerazioni, che non pretendono avere niente di "professorale" né costituire una critica "da fuori" e "dall'alto"; anzi, sono scritte nel maggior rispetto della loro fede e sincerità.

Ci sono nel mondo esempi molto chiari del fatto che l'elemento decisivo per cambiare certe abitudini che ci sembrano non adeguate o perfino nocive è il convincimento: si veda il caso delle mutilazioni genitali femminili, proibite per legge anche in diversi paesi africani, ma che si continuano a praticare, alle volte fino nel 90% dei casi.

O la "corrida", censurata energicamente dagli animalisti e rifiutata dalla maggior parte della popolazione dei paesi dove si organizza, ma che continua ad avere luogo. (Anche qui ci sono animali che sono "più uguali", come si potrebbe dire ricordando Orwell: è quasi impossibile censurare certi modi crudeli di uccidere animali utili all'uomo perché non è "politicamente corretto“ criticare alcune religioni!).

Certamente le processioni alle quali mi riferisco non sono il principale rompicapo delle autorità ecclesiastiche, ma nemmeno possono considerarsi un puro "affare interno" della Chiesa. Tanto più che in una cerchia sempre più vasta -anche di cattolici- sono ricevute con incomprensione e malessere.

Affare privato?

La mia modesta opinione al riguardo -chiedendo scusa se alcuni si sentiranno mortificati- è che quel modo cruento di celebrare e commemorare la passione di Cristo è in fondo una pratica (non necessariamente una "tradizione") controproducente e nociva all'autentica religiosità, senza negare per questo la sincerità e devozione delle persone stesse.

In fondo queste pratiche cruente -e non simboliche e puramente rememorative- danno un'immagine piuttosto sfavorevole di un posto, anche se forse attirano, insieme ai fedeli, anche molti curiosi e turisti. Perciò mi sembra che l'opinare su questa ricorrenza riguardi in fondo tutti i cittadini e non soltanto i cattolici. (Siamo così sicuri, per esempio, che in altre regioni d'Italia non reagiscano dicendo "sempre quelli del Sud"?).

I media ci offrono anche molti spunti di riflessione. Sarebbe molto interessante e istruttivo prendersi il tempo di vedere alcuni video di youtube al riguardo: per esempio,

youtube + sciiti + flagellazione

youtube + sciiti + ashura

youtube + flagelación + filipinas

youtube + flagelación + méxico

youtube + crucifixiones + filipinas

youtube + vattienti + nocera

youtube + battenti + verbicaro

Non sono affatto scene gradevoli.
 

La vita è adattamento

La costante opposizione non solo di altre confessioni cristiane, ma anche della maggior parte dei cattolici, così come l'esplicita proibizione di un'istanza autorevole, come il vescovo, dovrebbero bastare per decidersi a rinunciare a certe forme di pietà.

Prima dell'era digitale che stiamo vivendo, ogni manifestazione sociale era limitata al paese, alla città o cittadina, alle persone che assistevano: adesso i media permettono la presenza virtuale di tutti quelli che si interessano a un tema o a un posto.

La domanda che ci si deve porre è la seguente: non sarebbe molto più conveniente cercare un'estetizzazione o una rappresentazione simbolica dell'avvenimento sacro, senza che ci sia necessariamente questo "realismo"? O anche: non sarebbe più produttiva l'osservanza di un voto attraverso l'aiuto ai bisognosi, a parenti malati o anziani soli, a lavori modesti e pesanti a servizio della comunità? 

In questo caso è lecito criticare con certa energia, in primo luogo perché praticamente in tutto il mondo cattolico -eccetto pochi casi- si dà una rappresentazione simbolica, alle volte perfino solo accennata, di quegli eventi. In secondo termine, stiamo parlando qui di società forti e di solida identità, che possono senz'altro "incassare" critiche anche severe, a differenza di comunità estremamente fragili, o isolate, che vedono ogni critica o suggerimento come "attentato alla propria identità", e reagiscono con angoscia (o aggressività) a qualsiasi apprezzamento critico, come se il cambio e l'adattamento si chiedesse solo a loro.

Basta riflettere sulle continue trasformazioni e adattamenti di cui siamo testimoni e attori noi stessi in tutti i settori della tecnica, del costume, delle idee e della sensibilità.

Correggere, pulire ed abbellire

Nella maggior parte delle celebrazioni popolari della Settimana Santa -o altre- si è arrivato a una presentazione simbolica e il più possibile estetica dei misteri cristiani (e anche così non mancano le critiche!).

Nelle università ecclesiastiche e in qualsiasi grossa biblioteca si trovano numerosi studi sulla storia della liturgia, cioè sullo sforzo continuo -attraverso i secoli- di "estetizzare" gesti, riti, cerimonie, testi e paramenti. E la linea fondamentale che dirige questi sviluppi non è solo estetico, ma anche adattamento alla nuova sensibilità, eliminando gli elementi che possono apparire caricati, eccessivi, sgradevoli, "scioccanti", o semplicemente troppo intensi. (In un funerale moderno non potremmo sopportare psicologicamente qualcosa di così meraviglioso -ma terrificante- come il "tuba mirum" della Messa di Requiem di Verdi!).

Non c'è pertanto -a mio avviso- nessun bisogno di rinnovare così realisticamente i misteri della passione.

Si dovrebbe pensare inoltre che in questo caso non si tratta affatto di "problemi di coscienza" che giustificassero il negarsi a sottomettersi alle proibizioni delle autorità civili ma anche quelle religiose, queste ultime non sospette certamente di opporsi a quello che può fomentare un'autentica pietà.

In fondo controproducente

In altri siti si è fatta allusione all'origine pagana delle feste cristiane; questo non è di per sé un problema, perché molte religioni -e non solo il cristianesimo- hanno dato un senso nuovo a festività che esistevano già. (E i paesi comunisti dovettero inventare di sana pianta ogni tipo di feste e celebrazioni!). Ma diverso è il caso quando si segnala un ambiente piuttosto pagano, come se si stesse assistendo precisamente a un rito precristiano, più gioioso che tragico.

Nel giornale spagnolo ABC (abc.es) uscì il 2 aprile 2010 un articolo dal titolo non precisamente lusinghiero: Semana Santa salvaje en Filipinas (Settimana Santa selvaggia nelle Filippine).

Peraltro, leggendo alcuni commenti ai video di youtube su questi temi, si constata come prevale la vergogna di contemplare queste scene nel proprio paese: e non sono soltanto commenti di persone antireligiose. Qualche commento su queste flagellazioni in Messico deplora "l'imperdonabile presenza di bambini in questi riti cruenti". Nelle processioni di Nocera Terinese partecipano anche giovani o giovanissimi come acciomu, vale a dire ecce homo.

In onore alla verità, nel giudicare il materiale fotografico bisogna tener presente che la preparazione o le "prove" non equivalgono alla presentazione, all'interpretazione, allo "show", se si vuole chiamarlo così. La preparazione è sempre più modesta, più prosaica.

In un sito -non amantea3.it- si afferma (sicuramente per svista) che la processione culmina nell'adorazione della Madonna: si tratta ovviamente di venerazione, altrimenti sarebbe idolatria.

Qualche sito di orientamento protestante che ho letto per preparare questa nota parla della flagellazione come "tradizione cattolica": questo è inesatto, e pare piuttosto un "colpo basso". Non tutto quello che accompagna nel corso della storia un corpo di dottrina appartiene necessariamente alla "teoria", al "dogma“, agli elementi "normativi". Quelli che hanno frequentato scuole cattoliche -e sono molti milioni, non solo in Italia ma soprattutto in Spagna e America Latina- forse avranno sentito in qualche predica che alcuni santi si flagellavano (supponendo che abbiano capito una parola così "colta"), ma sicuramente non come qualcosa da imitare.

Flagellazione e autoflagellazione como esercizio ascetico

Solo per confermare i miei suggerimenti e la mia mancanza di comprensione per pratiche cruente di questo tipo, mi permetto di ricordare qui alcuni dati schematici su questi temi, che naturalmente sarebbero elementari per uno storico.

Qui non ci si riferisce alla flagellazione come castigo corporale (nell'antichità, nello schiavismo -antico o moderno- e in alcuni paesi musulmani).

L'autoflagellazione la praticarono alcune religioni precristiane: il culto di Isis, nell'Egitto, o il culto greco di Dioniso; era anche presente nei lupercali romani, come rito di fecondità. Gli Ebrei la praticarono nelle grosse cerimonie del tempio.

Nel monachesimo -con finalità ascetica- è stata praticata tanto la autoflagellazione come la flagellazione da parte del superiore o di un altro monaco.

Le "prodezze" ascetiche

La Chiesa "ufficiale" ha rifiutato e censurato in genere le "prodezze" ascetiche, soprattutto quando compromettono la salute, e particolarmente l'integrità fisica delle persone o la dignità personale (come sarebbe il trascurare l'igiene o deturpare l'aspetto). O anche nel caso in cui l'ascetismo estremo costituisse una specie di ricerca di un "record", o soddisfazione della vanità. (Non c'è bisogno di tornare a Borges: basta rileggere e gustare di nuovo "Il nome della rosa"!).

Naturalmente, questo non significa che le autorità ecclesiastiche abbiano potuto sempre "tenere a bada" i loro fedeli più zelanti (o più esaltati).

Tanto per mettere qualche esempio o "curiosità": nel cristianesimo primitivo ci furono gruppi -di uomini e donne- che si mettevano apposta in situazioni ambigue o equivoche per poter dimostrare a se stessi che potevano "vincere le tentazioni". È ovvio che questo era in totale contraddizione col "non ci indurre in tentazione" e costituiva un "tentare Dio".

Un esempio molto interessante è quello del grandissimo teologo e padre della Chiesa Origene (185-254): forse fu una calunnia dei suoi nemici o avversari, ma si racconta che per un eccesso di ascetismo, o anche per evitare le dicerie su presunte relazioni con le donne che seguivano la sua predicazione e insegnamento, si evirò volontariamente. Sia vero o falso, il fatto è che la Chiesa non lo chiamò "santo", come successe con gli altri Padri della Chiesa.

La prima testimonianza scritta sull'autoflagellazione come atto di penitenza cristiana proviene dal biografo di San Padulfo o Padolfo (+737).

La flagellazione praticata nei monasteri e conventi come pratica ascetica può essere stata cruenta, ma era una pratica eccezionale, e in nessun modo doveva essere una rappresentazione o spettacolo.

San Pier Damiano (1006-1072) considerò la autoflagellazione come un mezzo della contemplazione, ma i membri di altri monasteri lo criticarono per queste "novità". La flagellazione poteva essere effettuata dall'abate o da altri monaci, ma non si doveva esagerare. 

Si dice che la praticarono Sant'Ignazio di Loyola, San Francesco Saverio, San Carlo Borromeo, Santa Caterina da Siena, Santa Teresa da Avila e San Domenico di Guzmán. Essendo figure importanti anche della storia civile oltre che personalità di grande senso comune e praticità, è difficile pensare che abbiano ecceduto nella penitenza. L'ora et labora benedettino lo traduceva Santa Teresa come "Dio lo si trova anche fra pentole“ ("Entre pucheros anda Dios“). Flagellarsi può essere stato un modo di richiamare alla riforma della Chiesa. (La flagellazione dei santi è stato sempre un "boccone da cardinale" per gli psichiatri, anche se non faceva male a nessuno, fuori che a loro (!), ma forse sarebbe più produttivo studiare la psiche di chi si serve della religione per i propri vantaggi o per conseguire legittimazione politica).

I flagellanti

I flagellanti furono un movimento laico dei secoli XIII, XIV e XV, i cui partecipanti si flagellavano mattina e sera tra preghiere e canti penitenziali: gli uomini col torso nudo nelle strade e piazze, e le donne nelle chiese.

Il movimento cominciò nell'autunno del 1260 nell'Italia centrale; si estese anche a nord delle Alpi, e si intensificò durante la "peste nera" (1347-1352). I domenicani appoggiarono il movimento, mentre i francescani e gli agostiniani furono decisi avversari.

In molti posti si accentuarono gli aspetti teatrali delle processioni di flagellanti, che alle volte degenerarono in disordini tipo pogrom contro gli Ebrei.

Nel 1349 Clemente VI proibì le processioni pubbliche di flagellanti. Queste sparirono definitivamente dopo che le proibì il Concilio di Costanza (1414-1418).

I criptoflagellanti furono una setta che con la flagellazione intentava negare il monopolio ecclesiastico della salvezza: il battesimo di sangue sostituiva il battesimo di acqua. Il papa Gregorio XIII proibì nel 1574 queste rappresentazioni.

I protestanti considerarono le processioni di flagellanti come idolatria. Nell'illuminismo si parlò della "moderna raffinata lascivia" della flagellazione. Molti autori concessero all'autoflagellazione esclusivamente significato sessuale.

È ovvio che la flagellazione e l'autoflagellazione, fuori di finalità ascetiche e di devozione, solo si può interpretare in quella forma "maliziosa"; ma, allo stesso tempo, attribuire senz'altro queste intenzioni erotiche a persone di profonda religiosità sembra piuttosto appartenere alle solite e infruttuose polemiche interconfessionali.

L'autoflagellazione e il portare il cilicio, pratiche di alcuni membri dell'Opus Dei, non arriva certamente a questi aspetti cruenti; d'altra parte è un "affare privato" che non costituisce "spettacolo". Ma anche così è visto con diffidenza e scetticismo dal resto dei cattolici.

La società attuale è molto più smaliziata di quella tradizionale, e alle volte molto maliziosa: alcune azioni o abitudini perdono così -rapidamente- la sua funzione di "segno" chiaro ed inequivoco di devozione.

Il troppo stroppia

Soltanto come un corollario conclusivo a queste considerazioni, mi riferisco a certe forme di "realismo" che possono provocare malessere o che possono anche -secondo le persone- soddisfare inclinazioni "non sanctas". D'altra parte, basta pensare che nemmeno le notizie di crimini, di incidenti, di guerre e disordini le vediamo in tutta la cruda realtà.

Nel famoso film di Mel Gibson sulla passione di Cristo (2004) lo spettatore -davanti alla brutale scena della flagellazione- viene in certo modo fatto complice, contro la sua volontà, di qualcosa che può o potrebbe essere interpretato come sadismo. La flagellazione di Cristo può essere stata così come la descrive Gibson, ma non necessariamente. Il Vangelo dice che i soldati "si burlavano", ma non per questo dovevano essere sadici. E anche se la flagellazione fosse stata come la descrive Mel Gibson, ci sono tante spiegazioni, oltre il sadismo: frustrazione, disprezzo di un presunto "re degli Ebrei", semplicemente rabbia di venire immischiati in  incomprensibili intrighi da "straccioni", o di dover servire in quel paese arido e noioso, lontani da ogni divertimento. E tante altre possibili interpretazioni. Comunque, lo spettatore si sente un po' "trascinato“ a sentimenti insoliti.

Convincere e lasciarsi convincere

Non solo la Chiesa cattolica ma anche le altre confessioni cristiane e le altre religioni, perfino l'Islam, sono confrontati con il sincretismo, con i culti animisti (per esempio, in Africa), e con le religioni afroamericane: il vudù in Haiti, la macumba e il candomblé in Brasile, la santería in Cuba, tra molte altre.

E poi basta vedere la diffusione dello spiritismo in America Latina, soprattutto in Brasile, malgrado la riprovazione delle chiese cristiane e i gravissimi danni alla psicologia ed eventualmente alla vita delle persone.

Il lavoro di purificazione delle religioni esige molta pazienza e "stoicismo", soprattutto perché le credenze si mescolano all'infinito, in ogni tipo di "combinazione libera".

Il fatto che rappresentazioni così realiste come quelle di Nocera Terinese, di Verbicaro e di Guardia Sanframondi siano poco frequenti, che producano malessere tra i cattolici, e soprattutto che vengano proibite e censurate dalle stesse autorità religiose, dovrebbe indurre a presentare in altro modo i misteri sacri.

Miguel Valle

Monaco di Baviera  maggio 2011